Cronostoria del Mulino
l'edificio probabilmente già esistente nell'anno 1500 come accertato dalle ricerche dell' Archivio Comunale Memoria Locale di Mandello risulta visibile sulle mappe del Catasto Teresiano del 1722.
Esso era come cita la scrittura privata “una delle tante proprietà dell’Illustrissimo Sig. Marchese Don Giovanni Battista Airoldi Arrigoni Duca di Cruillas (era quindi un mulino "Bannale" ossia di proprietà del signore del luogo) .
Gli Airoldi (o De Airoldi) Conti di Lecco esercitavano varie attività tra cui quelle di banchieri, finanzieri e Tesorieri ducali nonché Monsignori come risulta dalla straordinaria raccolta di documenti conservata presso gli archivi di Villa San Valerio in località Albiate. Villa all'interno della quale il proprietario Giuseppe Caprotti (imprenditore nella catena di distribuzione Esselunga) ha creato un archivio suddividendo i documenti in 140 cartelle e 252 fascicoli.I’edificio che nel suo insieme comprendeva mulino fienile ed abitazione viene acquistato il 30 Novembre 1819 dal ricco mandellese Andrea Angeloni (socio in affari degli Airoldi) assieme a tutte le altre proprietà del Marchese che all'epoca comprendevano case e terreni sia a Mandello che ad Abbadia ed in località Valbrona.
Infine tutto l'edificio viene definitivamente acquistato nel 1863 da Ripamonti Dazio che continuerà l’attività di mugnaio con i propri figli Bartolomeo (Bertula) e Maria sino al 1937.
L’edificio è praticamente rimasto come allora, intatto nel tempo mantenendo le sue originali caratteristiche: dai muri perimetrali in sasso all'originale portone d’ingresso con l’antico catenaccio che serviva a scoraggiare i malintenzionati.
Ben conservato nel tempo è lo staordinario “castello” in legno composto da enormi travoni in larice di sezione quadra sui quali erano posizionati i due Palmenti (coppie di macine proveniente dalle cave di Montorfano).
Si possono anche ammirare gli enormi blocchi di granito che incastrati nelle pareti in sasso del mulino avevano il compito di sostenere l’asse sul quale girava una ruota in ferro di ben sei metri di diametro.
Infine tutto l'edificio viene definitivamente acquistato nel 1863 da Ripamonti Dazio che continuerà l’attività di mugnaio con i propri figli Bartolomeo (Bertula) e Maria sino al 1937.
L’edificio è praticamente rimasto come allora, intatto nel tempo mantenendo le sue originali caratteristiche: dai muri perimetrali in sasso all'originale portone d’ingresso con l’antico catenaccio che serviva a scoraggiare i malintenzionati.
Ben conservato nel tempo è lo staordinario “castello” in legno composto da enormi travoni in larice di sezione quadra sui quali erano posizionati i due Palmenti (coppie di macine proveniente dalle cave di Montorfano).
Si possono anche ammirare gli enormi blocchi di granito che incastrati nelle pareti in sasso del mulino avevano il compito di sostenere l’asse sul quale girava una ruota in ferro di ben sei metri di diametro.



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